RECENSIONI

Luciano Spiazzi (1930-1988) Insegnante giornalista e critico d’arte

Il vicentino Giuseppe Magnabosco stende paesaggi e nature morte in un colore che non è imitazione del reale ma ne è semmai l’accentuazione in chiave espressionista.
La pittura di Magnabosco è sempre sostenuta da un equilibrio interno che manifesta nei suoi colori nelle case, nelle montagne, negli alberi e nel cielo. Mischiando olio e acrilico il tono assume la peculiarità di materia solida, resistente non facilmente scalfibile. Sono le valli venete con i borghi emergenti dagli anfratti la su amata Valposina raccontate nei suoi quadri. Magnabosco dipinge mischiando ricordi e fantasie, seguendo poi la logica del quadro una volta iniziato attento a far derivare l’arte dall’arte sollecitato da una quiete poetica.

Marica Rossi Insegnante giornalista e critico d’arte presentazione Mostra Antologica 13 settembre 2003

La poetica e l’estetica. L’immaginazione, il sentimento la fantasia. I colori del giorno e il loro imbrunire prima di essere avvolti nei silenzi vellutati della notte. E poi la linfa vitale degli ideali più grandi che l’uomo possa concepire. Una tale sostanza di affetti ha guidato Giuseppe Magnabosco nel culto di un’arte praticata per sessant’anni. Da quando tredicenne aguzzava l’ingegno per procurarsi gli strumenti necessari fino ai tempi nostri in cui con grande maestria e padronanza ha scelto di esprimersi per lo più con l’acquerello.
Una pittura con vasta gamma di cromie per la quale l’artista lavora sia sulla idea che sulla forma, ispirandosi spesso ai luoghi della sua cara Posina. Una vallata immersa in un verde dal quale con discrezione spuntano case assorte e suadenti chiese di paese. Infatti il riferimento al dato empirico è ora diretto, ora implicito poiché raffigura una visione profondamente interiorizzata del reale. Protagonista è sempre la natura, con il suo fascino segreto e la sua bellezza manifesta, l’intatto candore, la melodia delle sue voci, ma anche la perentorietà dei suoi messaggi di pace e il rimprovero per quanto di violento e sconnesso l’uomo, incurante del bello e del sacro, in ogni epoca continua nel mondo a fare e ad imporre.

Maria Lucia Ferraguti scrittrice giornalista e critica d’arte 26 settembre 2009

Giuseppe Magnabosco ricordava che la sua pittura doveva essere alla portata di tutti. La mostra antologica, allestita al centro d’arte e cultura di Piove di Sacco, rivela attraverso acquerelli, incisioni, chine uniti alla libertà di creare con materiali vari, dalla cera al linoleum, la sua ricchezza espressiva. Si allineano gli acquerelli, belli nella varietà di un colore, che illumina nitide facciate di case in dialogo cromatico con acque e cielo; le nature morte con bottiglie unite in blocco nella scansione di luminosi piani geometrici; le incisioni, dove la fantasia entra nella realtà di paesi resi in forma sintetica nell’invito di prospettive in risalto, che conducono con la forma dominante dell’immagine, secondo una sensibilità accentuata dall’equilibrio tra le forme, nell’intonazione sensibile dell’opera mutata dalla morbidezza nel nero alleggerito dal bianco. Entrano infine, e con sorpresa, opere dalle superfici regolate da scuri segni geometrici dal discontinuo movimento, sempre diversi, nel respiro di un variato cromatismo.
Nel corso della carriera artistica, il noto Maestro vicentino, fece circa 70 mostre personali e partecipò a centinai di collettive. Espone anche all’estero in particolare si ricorda Parigi e Indianapolis. Fece parte dell’UCAI diventando anche vicepresidente nazionale. Espone al Palazzo Barberini sede UCAI a Roma nel 1986. Partecipò tra gli anni ’60 ’80 a numerosi concorsi di pittura sia a livello regionale che nazionale giungendo sempre fra i premiati. Tra i riconoscimenti ottenuti ricordiamo il 1° Premio al Salone Internazionale di Parigi nel 1973 e per lo stesso quadro la Medaglia d’oro del Premio Segantini; 1° Premio per le incisioni a concorso Nazionale di Romano d’Ezzelino; !° Premio Postumia nel 1986 e molti altri riconoscimenti.